Tramontano Gian Carlo
Da LaMonetaPedia.it.
Gian Carlo Tramontano è il direttore della zecca di Napoli e L'Aquila negli anni 1488-1514. Durante questo periodo vide alternarsi un gran numero di sovrani sul trono partenopeo: Ferdinando I, Alfonso II, Ferdinando II, Federico III e Ferdinando il Cattolico.
Le sue iniziali sono CT, T, IT. Ducato, Coronato, Carlino, Armellino, ¼ di Carlino, Cavallo e suoi multipli, Sestino e suoi multipli sono i nominali che furono battuti con Tramontano maestro di zecca. Tramontano nacque a Santo Nastaso, l'attuale Sant'Anastasia, cittadina nell'area vesuviana a ridosso di Napoli. Questa zona, famosa per la pratica della caccia, fu donata al Tramontano come feudo comitale da parte di re Ferdinando I d'Aragona reputandolo valoroso servitore del regno. In effetti Tramontano era veramente un grande uomo d'armi celebre al suo tempo per la sua abilità di spadaccino ma famoso anche per la sua cinica arguzia. Gian Carlo Tramontano era di umili origini ma spinto dalla sua irrefrenabile ambizione deteneva il vanto di essere stato il primo cittadino eletto dal popolo a sedere nel Parlamento di Napoli insieme alla nobiltà e al clero; nel contempo ottenne anche la prestigiosa carica di Maestro della Regia Zecca, una carica attribuita quindi non in virtù di abilità tecnico-artistiche ma per la sua "valenza politica" e che comunque lo figurava alla stregua di un tesoriere del regno.
Il miglior momento per questo personaggio non era ancora giunto. Infatti costui ebbe un ruolo fondamentale nel periodo di guerra tra re Carlo VIII di Francia e la corona aragonese per il possesso di Napoli (1494-1495). Fu un accanito sostenitore della dinastia d'Aragona e quando si allontanò il pericolo francese pretese per i suoi servigi che gli fosse concessa la città di Matera come contea. Matera era da sempre una città appartenente al demanio regio (quindi sotto diretto controllo della corona) ma il re Ferdinando II succeduto ad Alfonso II (erede di Ferdinando I), per non inimicarsi il popolano in ascesa, dichiarò che se i cittadini di Matera avessero accettato di comune accordo Tramontano come conte si sarebbe potuto realizzare questo assillante desiderio. I Materani consci che un atto di questo tipo avrebbe limitato i privilegi della città, in un primo tempo si rifiutarono di riconoscerlo conte, ma successivamente Tramontano appoggiato da alcuni nobili, notabili e capo-rioni locali (a cui ingannevolmente il maestro di zecca garantì privilegi ed esenzioni di diverso tipo), riuscì nell'intento: in data primo ottobre del 1497 fu nominato solennemente conte di Matera. Tramontano si improvvisò più di una volta capo d'arme, e da dire quasi sempre con esito positivo, con piccoli eserciti contro le restanti sacche di resistenza francesi. In una occasione fu anche fatto prigioniero e perse la sua contea, ma riavuta la libertà cercò in tutti i modi di riottenere il suo feudo.
Nel frattempo fu incoronato re di Napoli, dopo una ennesima guerra contro Luigi XII di Francia pretendente al trono partenopeo, Ferdinando d'Aragona detto il Cattolico già re di Sicilia (insulare).
Attraverso stratagemmi vari Tramontano cercò di fare colpo sul re e la sua consorte Germana di Foix per ottenere i suoi scopi ma il tentativo fu vano. Dopo poco però Tramontano risultò nuovamente vincitore, infatti la contea gli fu riconcessa per intercessione del vicerè di Napoli che sostituiva re Ferdinando tornato in patria. La fortuna di Gian Carlo Tramontano era comunque in discesa oramai. Colmo di debiti pretese per saldare il conto con il creditore catalano Paolo Tolosa (24000 ducati, una somma ingente) che fossero aumentate le gabelle e le tasse sia sull'aristocrazia che sul popolo. Tramontano era visto come un vero e proprio tiranno, allora l'esasperazione portò sia la plebe che i patrizi ad ordire una congiura nel Sasso Barisano che poi diede vita all'uccisione del conte nei pressi del Duomo il 29 dicembre 1514. Tramontano fu fatto a pezzi nel più totale giubilo della popolazione e nell'indifferenza delle sue guardie del corpo corrotte. Si disse che l'assassino fu un personaggio di origine slava, la realtà invece è che costui fu prezzolato per l'omicidio da Tassello di Cataldo e Cola di Salvagio.
Il re dopo aver perso un suo così grande sostenitore inviò per punire i Materani il commissario Giovanni Villani che trucidò tra alcuni colpevoli anche degli innocenti. Per la città iniziava ad aleggiare lo spettro di una rivolta, allora si trovò il compromesso tra il notaio Groia rappresentante dei Materani e la diplomazia reale con il risultato di un indulto generale in cambio di un riscatto esoso in danaro.
Sulla sua storia sono stati tratti drammi teatrali e film. Maggiori informazioni sono presenti su www.sassiweb.it/conte

